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Distanza: kilometer
Elevazione (min): meter
Elevazione (max): meter

L’ANELLO CERCENA’- RIFUGIO PADOVA

T 2 ore - dislivello m. 250- per tutti

Un programma di sole 2 ore di cammino, ma di grande interesse, adatto a tutti, in ambiente straordinario. Mai come in questo caso si rispetta la vocazione VIVISLOW richiamata nella Home Page del sito: un tipo di escursionismo soft, in ambiente naturale pregevole per biodiversità e minima antropizzazione, per rifugi che bene interpretano il territorio nell’accoglienza e l’offerta enogastronomica. Un programma basico, ad anello, tra i rifugi Padova e Cercenà, che può essere integrato con un gran numero di varianti, coi rifugi a servire da appoggio.

La cornice è quella delle Dolomiti d’Oltrepiave: il gruppo Cridola-Montanel, i Monfalconi, gli Spalti di Toro. E’ la catena di montagne oltre il Piave (appunto) e il lago, prospiciente alle Marmarole che chiudono a nord il Centro Cadore. Sono montagne bellissime e sorprendenti perché poco conosciute, rispetto alle Dolomiti più rinomate cui non hanno proprio nulla da invidiare.

E’ una conseguenza delle scelte fatte a suo tempo: questo infatti è il Cadore delle occhialerie con relativo indotto. Altre scelte, altre priorità.  La cura e la promozione del territorio sono state a lungo trascurate e altre Dolomiti se ne sono avvantaggiate, com’è ovvio. In compenso (parziale) restano 5 rifugi, tutti di origine ante-guerra. Pare che oggi una seria politica per la montagna, mirante alla prevenzione, cura e sviluppo, si possa fare solo in Regioni a statuto speciale, e quindi rassegniamoci… Ma per fortuna, se la politica delude, c’è chi non si rassegna, a partire dai rifugi. Anche oggi ne avremo degli esempi.

Arriviamo a Domegge sulla statale che viene da Pieve. All’entrata del paese sulla dx si può già vedere quello che oggi ci aspetta. E’ la val Talagona, una meraviglia naturale rara, per 7 km. null’altro che bosco. E al termine, dove finisce il bosco, il profilo suggestivo degli Spalti di Toro, nella delicata foschia del mattino (foto 1-2)

IL PROGRAMMA

Partenza dal parcheggio c/o il rifugio CERCENA’ (m.1050).

Il rifugio si può raggiungere in auto da Domegge: è la condizione per rispettare il tempo previsto (solo 2 ore) per l’escursione in programma.

 Si scende al lago e, attraversato il ponte, dopo 200 mt. si prende a dx la strada forestale che risale la val Talagona in direzione Cercenà e rifugio Padova. E’ in gran parte asfaltata ma stretta tanto che in estate vige l’orario alternato: al mattino (10-14) si sale, al pomeriggio (14,30-16,30) si scende. Oltre questi orari non c’è limitazione.   

Dopo 4 km. s’incontra la deviazione a sx per Cercenà, dove parcheggiamo. T 20’ dal ponte.

In alternativa a piedi : 1 ora dal ponte (m.686). Dislivello m. 364.

Da rifugio CERCENA’ a bivio ANTARIGOLE (m. 1105). T 20’

E’ il tratto più suggestivo, per la bellezza del bosco e le sue voci, nel silenzio diffuso rotto solo dal passaggio di qualche rara automobile. (3-4).   La strada risale la valle tagliando in due il bosco, tra il Montanel e il rio Talagona, che raccoglie le acque dai vari versanti e scende per salti e cascatelle fino a confondersi nel lago.

Ecco, la strada è il segno più tangibile dell’opera e la presenza dell’uomo. Per il resto pochi i tabià e pochi di questi riconvertiti in baite. Anche un progetto di centralina idroelettrica sul rio Talagona, che avrebbe intubato il ruscello per diversi km., è stato sventato in nome del wilderness, la tutela dell’ambiente naturale: energia rinnovabile non sempre vuol dire sostenibile.

Ma la questione, tra sviluppo e sostenibilità, resta aperta.  Fanno riflettere i tanti segni di alluvioni e frane, in ultimo la tempesta Vaia (foto 5).  E ora anche il Covid. In fondo pandemia e cambiamenti climatici mandano lo stesso allarme, e diventa sempre più urgente ripensare il rapporto tra economia, salute e sicurezza del territorio.

Qui per fortuna si parte già da una buona base grazie alla scelta lungimirante di limitare l’antropizzazione, in armonia con un ambiente e un paesaggio non a caso riconosciuti Patrimonio dell’Umanità: un giudizio che ci inorgoglisce e però ci responsabilizza.

Al bivio di Antarigole si arriva dopo 20’ di piacevole cammino. Qui dobbiamo scegliere se proseguire per la strada (asfaltata fino a 300 mt dal rifugio Padova) oppure scendere a dx per lo sterrato verso il ruscello. Scegliamo questa soluzione, la più interessante. Faremo l’altra strada al ritorno, completando così l’anello.

Da ANTARIGOLE a RIFUGIO PADOVA (m.1.287) T 40’

Scendiamo dunque e ben presto ci tocca sperimentare gli esiti della tempesta che qui ha portato via anche il sentiero: il nuovo si stacca sulla dx in breve e ripida discesa fino al ponticello sul Talagona, anch’esso nuovo (6-7).  Si ha tutta l’evidenza dei danni provocati: sradicati gli alberi e mutata la morfologia del fondo valle con l’abnorme allargamento del greto del torrente ora in gran parte asciutto (8). Ancora una volta è stata la proverbiale operosità e il volontariato a rimediare: il passaggio è stato ripristinato sull’altro versante del ruscello, ancor più piacevole per bellezza e biodiversità. E’ proprio vero che dalla crisi può nascere un’opportunità.  

Un bel sentiero s’inoltra per boschetti di betulle e ontani, faggi e abeti, sempre rasente al ruscello che a tratti costeggia per spiaggette di bianco ghiaino, o tra i massi che la corrente ha depositato. In alto davanti a noi si apre alla vista la catena delle Dolomiti d’Oltrepiave, divisa in due dal Collalto; alle spalle in lontananza la catena delle Marmarole. Si tralascia la deviazione a dx per Vedorcia e si attraversa il ponticello (nuovo anche questo) sul rio de Val. Bollini rossi diffusi sui sassi o i tronchi degli alberi segnalano li percorso in modo essenziale e comunque efficace, se si fa attenzione, soprattutto in quei tratti tra i sassi dove il sentiero si perde (da 9 a 14).

Dopo 15’ circa si lascia il greto del torrente per cominciare la salita che ci porterà al rifugio, sassosa ed esposta al sole nel primo tratto, poi dentro al bosco la cui composizione cambia salendo, da faggi a conifere, da latifoglie a aghifoglie.  E se si sceglie di salire fuori dal sentiero può darsi che la sera ci scappi pure un risottino coi funghi. Ecco, il dislivello è tutto qui (170 mt dal torrente) come la fatica.  Il rifugio sbuca all’improvviso dopo tanto bosco, e la vista si apre al favoloso scenario del Prà di Toro e degli Spalti mai così vicini. Qui ci si ferma, è d’obbligo (foto 15-16). T 1 ora da Cercenà.

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    Il lago di Centro Cadore. Il ponte di Domegge è il 2°

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    controluce su Spalti e val Talagona

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    un tabià

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    luci e ombre del bosco

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    la tempesta

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    Antarigole, il bivio

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    nuovo passaggio sul Talagona

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    il greto del torrente si allarga

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    gli Spalti di Toro e di Vedorcia divisi dal Collalto

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    il profilo delle Marmarole in lontananza

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    il 2° ponticello

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    la biodiversità, tra ghiaie e bosco

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    betulle e ontani, familiarità con l’acqua

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    pini e abeti, piante di bosco

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    si sale tra i faggi

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    il Prà di Toro nella cornice degli Spalti


Il RIFUGIO PADOVA, tra MONTANEL e CRIDOLA, MONFALCONI e SPALTI DI TORO.

Il rifugio Padova (m. 1278) è il primo rifugio del Centro Cadore per anno di fondazione (il 1910) e per storia.

Distrutto da una valanga è stato ricostruito nel 1931 più in basso, nella stessa conca di Prà di Toro, ma in posizione più sicura. Molta storia dell’alpinismo dei primi anni 50 (e non solo italiano) è stata scritta qui, su queste crode, le torri, i campanili. Dopo è cresciuta la concorrenza…

Di tanta storia rimane testimonianza sia nella struttura, in legno pietra e sassi come allora, sia all’interno dove i muri dicono molto, tra foto e reperti vari raccolti nell’angolo intorno al larin. Fuori è un tripudio di fiori e colori, aiuole e roseti, mentre le mucche nel prato tra il rifugio e la malga partecipano pazienti al quadretto bucolico (17-22).

Una bella tradizione che si ripete da qualche anno ha popolato il paesaggio di sculture in legno che danno al bosco suggestioni fiabesche (23-28). I bambini apprezzano e le famiglie di conseguenza: il marketing è salvo, giusto così.  Una centralina che offre al rifugio l’autosufficienza energetica e una postazione per la ricarica delle e-bike sono altri segnali di attenzione ecologica. C’è tanto anche per la didattica: il sentiero naturalistico, le montagne e la loro storia. E in rifugio una sala conferenze e i video dimostrativi delle escursioni possibili. Non mancano le buone pratiche, come si nota facilmente. Da consolidare ed estendere su un piano sistemico, ovviamente, ma questa è faccenda che interroga soprattutto le istituzioni….

Paolo oltre che gestore è lo chef, chef di montagna ovviamente. Lo stellato che preferiamo qui è il cielo di notte: chi ha potuto almeno una volta vedere accendersi le stelle, salire la luna da Montanel e attraversare il cielo sopra gli Spalti, ne porterà dentro per sempre l’emozione. Con Paolo c’è Barbara, cui si deve tutto ciò che è dolce, e il figlio Davide, che sa dei calciatori più di un album delle figurine.

In cucina non è infrequente che i porcini siano di giornata e allora un piatto di tagliatelle è d’obbligo, anche perché la pasta è fatta in casa. Il tagliere è a km zero, o quasi: una deroga si concede volentieri per i formaggi del Comelico, ottimi. Di produzione propria è anche la musica, se si riesce a dirottare Davide dal calcio alla fisarmonica, e se ne ha voglia ovviamente, eh gli artisti…. C’è tempo anche per due chiacchiere: liberati dalla dipendenza dal telefonino (qui non c’è campo) vien più facile riscoprire il piacere della relazione, in quel crocevia del mondo come qualcuno ha definito i rifugi.

Torniamo fuori ad ammirare lo splendido anfiteatro di Cridola, Monfalconi e Spalti di Toro: una serie spettacolare di guglie e campanili divisi da forcelle che collegano al versante friulano della catena. Tra questi, ben visibili dal rifugio, l’Ago del Cridola e il Campanile di Toro (29-31). Più famoso è forse il Campanile di Val Montanaia, nella parte friulana.

E’ storia dell’alpinismo: la prima ascensione al Campanile di Toro (m.2345) è di Trier e Tita Piaz, nel 1906. La prima al Campanile di Val Montanaia (m. 2173) è degli austriaci Von Glanvell e Von Saar, nel 1902. Nomi significativi di quanta attenzione fosse riservata a queste crode dal grande alpinismo, nazionale ed europeo.

ESCURSIONI. Come si diceva, la posizione del rifugio ne fa punto d’appoggio ideale per molte escursioni (tralasciando il puro alpinismo). Tutte piuttosto lunghe e faticose, ma bellissime, in ambienti solitari di grande suggestione. Consigliatissime a Ferragosto, quando più in basso si sgomita…

 Ne citiamo alcune (foto 32-40), con partenza dal rifugio Padova (m.1278):

  • Vaccari (m. 2050) per forc. Scodavacca (2043) e Tacca del Cridola (2290). Sentieri 346-344-340,  ore 4 - E (fare attenzione sul ghiaione oltre la Tacca)
  • Giaf (m. 1405) per forc. Scodavacca, sent. 346, ore 3,15 - T
  • Marchi Granzotto (2170) per Val d’Arade e forc. Monfalcon di Forni (2270). Sentieri 346-342,  ore 3,30 - E
  • Perugini (2060) per forc. Segnata (2250). Ore 3,15- EEA
  • Gervasutti (1940)  per forc. Spé (2049). Sent. 352, ore 3 - E

Nota: la lunghezza dei percorsi indicati (cui si deve aggiungere il ritorno) giustifica la scelta di salire in auto fino al rifugio, per ridurre tempi e fatica. E’ poi sempre opportuno rivolgersi a Paolo per informazioni aggiornate e consigli. 

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    il rifugio Padova

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    in alto, val d’Arade e Monfalconi

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    il rifugio, scorci

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    il rifugio, scorci

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    il rifugio, scorci

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    quadretto bucolico

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    Alberina, la bambina sull’altalena

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    riservato a bambini e orsi

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    la popolazione del bosco

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    la popolazione del bosco

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    la popolazione del bosco

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    la popolazione del bosco

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    il Campanile di Toro

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    il dito del Cridola

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    nuvole in forcella

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    forcella Scodavacca, il crocevia

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    i Monfalconi dalla Tacca del Cridola, in basso la forcella

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    Tacca del Cridola: foto di gruppo

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    il bivacco Vaccari

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    la val d’Arade, nel circo roccioso dei Monfalconi

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    il bivacco Marchi Granzotto

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    dalla forcella Segnata: vista su Prà di Toro e val Talagona

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    la val Montanaia con la forcella omonima

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    il Campanile di val Montanaia, alla base il bivacco Perugini


DA RIFUGIO PADOVA A CERCENA’. T 1 ora

Il ritorno a Cercenà lo facciamo per la strada forestale che avevamo lasciato ad Antarigole, completando così l’anello. Questo tratto, quasi tutto asfaltato, ha il grande merito di offrirci a ritroso la vista più spettacolare su Prà di Toro e Spalti (foto 41-44). Si prosegue poi in discesa fino ad Antarigole, quindi per saliscendi fino a Cercenà, col relativo parcheggio. T 1 ora, più o meno come all’andata.

Il RIFUGIO CERCENA’. Nato come malga, nel 1896, è stato convertito in rifugio dal 1975. Anche qui si è fatta una scelta conservativa rispetto alla struttura originaria, solo riqualificandola. Ad abbellirla provvede la sensibilità di chi l’ha in gestione. E anche qui la gestione è familiare, quasi una regola quassù: il rifugio è come casa propria, da gestire con le stesse attenzioni. In fondo è questo il segreto della buona accoglienza.

Si viene volentieri, qui, anche perché la famiglia è una giovane famiglia: Sara si occupa della sala, Emilio della cucina, Giuseppe (3 anni) dell’accoglienza: la prima immagine che si ha del luogo infatti sono i suoi giochi fuori sul prato, che lui condivide volentieri. E gli animali: gli asinelli, le caprette, la gallina che si aggira tra le panche (45-47) Insomma, se la struttura aveva bisogno di un’immagine più fresca si è fatto indubbiamente un bel lavoro, bravi!

Contribuisce all’immagine piacevole e rilassante anche l’orticello sui margini del prato. Qui il chilometro è zero per davvero e merita…. una zuppa. Patate e zucchine: tu chiedi e Sara va a raccogliere nell’orto (48-49). Da raccontare in città!  E quello che non viene da questa terra viene dal Frutto del Cadore, azienda agricola di Pozzale, a chilometro 10…. Il resto del menu è tutto improntato alla montagna, come ci si aspetta.

Eccolo un altro bell’esempio di economia sostenibile, che si propone di valorizzare la natura, diffondere la conoscenza, far vivere la montagna rispettandola. Non un caso isolato: ultimamente pare di assistere in Cadore a un certo risveglio di iniziative orientate a un turismo diverso, più consapevole e maturo. Sono da incoraggiare e sostenere: nessuno può dirsi solo spettatore. Tra l’altro anche qui, come al Padova, si cerca di estendere l’apertura ai mesi meno propizi: l’autunno inoltrato, il periodo natalizio, la primavera. Un bel segnale, e per noi l’opportunità di scoprire la montagna in tutte le sue stagioni, diversamente affascinanti.

ESCURSIONI. Oltre a quelle sopra indicate con partenza dal rifugio Padova (ma si deve aggiungere 1 ora a piedi, 15’ in auto) ci sono quelle al Montanel, alla cui base è posizionato il rifugio:

  • CIMA MONTANEL (m.2461). E’ la più importante, faticosa per dislivello ma molto remunerativa, in particolare quando si arriva al bivacco Casera Montanel (m.2048, ore 3) e si apre davanti il Cadin di Montanel col suo meraviglioso anfiteatro di crode e torri. Attraversato il catino, si sale a sx per ghiaie e tratti erbosi tra le stelle alpine fino a incontrar la roccia, alla cui base una traccia di sentiero porta a dx in diagonale fin sotto la cima. L’ultimo tratto su roccette friabili richiede attenzione, ma la vista a 360° in cima è semplicemente grandiosa (foto 50-51). Ore 4,30 - EE.
  • RIFUGIO TITA BARBA (m.1821), per Antarigole e Casera Vedorcia (m.1704). La salita è piuttosto ripida e faticosa, ma alla casera il belvedere su Cridola, Monfalconi e Spalti (foto 52-53) è meraviglioso. Come la vista nei pressi del rifugio sul Centro Cadore, con Marmarole, Antelao e Pelmo a far da cornice. Ore 3- E.
  • EREMO DEI ROMITI (M.1167) per Dalego (senza numero), Troi de l’Orse e col Buffon (sent.345-347). Bella e suggestiva traversata nel bosco, alle pendici del Montanel (vedasi articolo dedicato). Ore 2 - T. Dopo c’è la possibilità di scendere direttamente al lago senza tornare a Cercenà, con un percorso ad anello. Sempre che abbiamo lasciato la macchina al lago…

Ma noi  l’abbiamo a Cercenà e di qui dobbiamo ripartire. Sforato il limite dell’orario a senso unico, ci tocca scendere solo facendo più attenzione. In particolare nel tratto più stretto (300 metri circa), privo degli slarghi e piazzole presenti nel resto del percorso. 

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    panoramica su Prà di Toro e Spalti

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    panoramica su Prà di Toro e Spalti

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    panoramica su Prà di Toro e Spalti

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    panoramica su Prà di Toro e Spalti

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    i giochi, l’orticello, il rifugio Cercenà

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    struttura rustica, accoglienza gentile

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    una vita libera

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    a metri zero, la raccolta….

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    …. e la zuppa

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    escursione al Montanel: il bivacco (ex casera) Montanel

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    la cima, emozione e spettacolo con vista su Marmarole, Tre Cime, Popera

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    la forcella Spé (a dx) dove terminano gli Spalti

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    gli ultimi Spalti (da Vedorcia): il Cadin di Toro, di Vedorcia, degli Elmi


Ripassiamo il lago, una sosta a Domegge in pasticceria e riprendiamo il traffico. Con un valore aggiunto: lo strudel, famoso quassù, un’eccellenza del luogo.

Un ultimo sguardo agli Spalti che s’indorano, sul far della sera. La degna conclusione di una giornata particolare, per luoghi bellissimi e senza tempo.

Il Centro Cadore, i  paesi, il lago, i boschi. Come quelli della val Talagona, un luogo del cuore dove riprenderci il tempo.


 

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