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Distanza: kilometer
Elevazione (min): meter
Elevazione (max): meter

Programma:

  • passo Giau m.2236 – rif.Averau m.2413  per sentiero 452
  • Rif. Averau- Cima Averau  m.2647 (1 ora) per ferrata Averau
  • Ritorno per lo stesso percorso: 2 ore
  • Totale 4 ore (ma è consigliabile dimenticarsene e “vivere” la giornata)

Ipotesi di partenza: da passo GIAU  oppure da rif. Fedare (m.2000) sulla strada per il passo

Differenze: il contesto ambientale è identico ma partendo dal passo si risparmiano 236 metri di dislivello. Per contro dal rifugio Fedare è possibile la salita alla forcella Nuvolau in seggiovia.

Percorso

Noi scegliamo di partire dal passo Giau per sentiero 452, interessante da subito, con la Gusela del Nuvolau a sovrastare (foto 1).  Il sentiero sale verso la base della Gusela (l’ago, nel dialetto bellunese) e poi a sx traversando sotto le pareti del Nuvolau, senza significativo dislivello. Più avanti si presenta la possibilità di inserirsi a sx nel 464  proveniente dal rif.Fedare, che sale con ampie serpentine e pendenza più dolce (foto 2). Ma rimaniamo sul nostro sentiero a monte che continua in agevoli saliscendi (foto 3) accentuando la pendenza solo nell’ultimo tratto (passaggio per i Masarèi de Piezza) prima del rifugio Averau e la vicina forcella Nuvolau. T 1,15 h.
Qui la sosta è d’obbligo: il rifugio è più che un rifugio, con un ristorante… che sembra di essere a Cortina, e la vista in forcella è bellissima. Siamo sullo spartiacque tra la vallata del Giau (da cui veniamo) e quella delle Cinque Torri, sulla dx il Nuvolau, a sx l’Averau. Ovunque ti giri è meraviglia. Ma  la ferrata ci attende, e quindi proseguiamo dalla forcella per sentiero 441 tenendoci alla base dell’Averau (foto 4) fino alla deviazione (a sx) che porta in breve salita all’ attacco della ferrata. Tempo dalla forcella 15’.
Classificazione della ferrata Averau:  EEA.  Dopo una diagonale di partenza (foto 5), di lato a un grande camino roccioso attrezzato (cavi e staffe) che di solito si fa in discesa, inizia un tratto verticale che richiede trazione di braccia, conoscenza della tecnica (come usare piedi e gambe anche in mancanza di appoggi) e… fiducia nei cavi. Ma sono pochi metri. Non è  proprio da principianti, come a volte si legge: opportuno che siano assistiti. Questa parete iniziale è comunque tutta visibile dal punto di partenza della ferrata, così che ognuno può giudicare in base alle sue capacità.

Mi viene in mente la definizione di Walter Bonatti: il grande alpinista è quello che sa anche rinunciare. Poco male: da queste parti la rinuncia non è un gran sacrificio, viste le alternative. La cosa comunque non mi riguarda: non  essendo un grande alpinista.… proseguo.
Dopo questa prima parte, segue una cengia rocciosa esposta ma attrezzata che porta all’attacco di un canalino verticale, ma questo tratto è reso  più facile da numerosi appigli (foto 6). E qui finisce la ferrata (15-20’) e siamo al piano di sopra.  Lo scenario cambia totalmente: davanti, un grande catino con tracce di sentiero che porta tra ghiaie e roccette fino alla vetta (foto 7). E’ il segno distintivo di queste montagne, a pensarci: scenari che cambiano in continuazione, e riescono sempre a meravigliarti. Qui siamo oltre i 2500 metri e sul versante nord: non sorprende certo trovare qualche nevaio. Divertente quando la neve non è dura e abbiamo il privilegio di vedere le Cinque Torri dall’alto e Cortina sullo sfondo (foto 8).
Salendo  sulla sx del catino ci capita di ammirare in singolare allineamento le tre cime di Nuvolau, Gusela, Formin….(foto 9). E una  finestra sulle meraviglie di Ampezzo e Cadore (foto 10), e il passo Giau, ora dall’alto, con Cernera e Pelmo sullo sfondo (foto 11)….E dall’altra parte le Tofane, di Rozes e di Mezzo (foto12).   Tutto meraviglioso, finché si arriva in cima, dove  la vista è la somma di tutto, a 360°, e  anche l’orizzonte ha il profilo delle montagne (foto 13-14).

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    Passo Giau e la Gusèla: inizio del percorso

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    i sentieri di salita alla forcella Nuvolau, la Croda Negra, l’Averau

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    verso la forcella Nuvolau e rif. Averau per i Masarei de Piezza (452)

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    per sentiero 441 all’attacco della ferrata. Sulla dx la Tofana di Rozes

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    la diagonale all’inizio della ferrata

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    la salita finale

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    il sentiero, tra ghiaie e roccette, fino alla cima

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    nel catino superiore, vista sulle Cinque Torri con nevaio

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    le tre cime: Nuvolau, la Gusela e Formin

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    finestra tra le rocce con Nuvolau e sullo sfondo Formin, Pelmo e Cernera

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    il passo Giau dalla cima Averau

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    la Tofana di Rozes, sullo sfondo la Tofana di Mezzo

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    la cima (m.2647) e la croce di vetta: il panorama  verso est

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    il panorama verso ovest con Marmolada, Settsass e Piz Boè

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    Tofane e Cinque Torri. Sullo sfondo, sopra Cortina, Pomagagnon e Cristallo

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    il rifugio Scoiattoli e le Cinque Torri

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    la discesa in ferrata

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    il ritorno  verso forcella Nuvolau

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    l’Averau visto dal rifugio Scoiattoli

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    Averau: monte e rifugio visti dal Nuvolau

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    ritorno verso il passo Giau

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    in dirittura d’arrivo

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    l’alpeggio, sotto i Lastoni di Formin e la Croda da Lago

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    la serpentina d’asfalto, tra i verdi prati di Giau, nella splendida cornice dei monti

A fare gli onori di casa sono le montagne di Cortina , quelle che le fanno corona (Tofane e Cristallo, foto 15) come si conviene a una regina, e quelle come le Cinque Torri (foto 16) che ne aumentano la suggestione con quelle pareti e spigoli che vengono su dai prati, verdi come sanno essere verdi i prati di montagna, sopra un tappeto di ghiaie e sfasciumi che ne testimoniano, oltre alla bellezza, la fragilità.
Quando sei in cima a un monte non è mai facile venir via , ma si deve. Ripercorriamo dunque in discesa  il catino detritico finché ci ritroviamo all’inizio della ferrata. Ripassiamo con lo sguardo il percorso (foto 17), uguale all’andata ma diverso: da qui pare un salto. L’unica variante in discesa è il camino finale, bene attrezzato, per non incrociare  eventuali salitori. Quando si arriva al termine della discesa la sensazione è di mettere i piedi a terra, come in cima pareva di averli staccati. Ma il divertimento non è finito.
Si riprende il sentiero 441 verso forcella Nuvolau (foto 18)  e il rifugio Averau. Ora sì che il cappello d’alpino, piatto caratteristico del rifugio, e magari qualcos’altro (i dolci sono ottimi), possiamo dire di esserceli  meritati.
Nota a margine: se, in giornate e orari di punta, nei rifugi di quassù (Averau e Scoiattoli) ci chiedessero se abbiamo prenotato, non meravigliamoci: qui arrivano le seggiovie (anche da Baita de Dones, verso il Falzarego)….

Varianti

Quando si riprende il cammino, basterebbe 1 ora per rientrare alla macchina. Ma ne vale la pena, sapendo che in 20-30’ possiamo arrivare al rifugio Scoiattoli, a “toccare” le Cinque Torri, oppure salire al rifugio Nuvolau? La domanda è retorica ovviamente tant’è che decidiamo di scendere allo Scoiattoli e poi eventualmente salire al Nuvolau.
Rifugio Averau m.2413- Scoiattoli m.2225  andata e ritorno  T 50’ per sentiero 439
Non dimenticando che la giornata è dedicata all’Averau cogliamo l’occasione, dallo Scoiattoli, per una veduta complessiva del percorso che abbiamo appena fatto, dalla base alla cima (foto 19).
Ritornati alla forcella Nuvolau, saliamo per breve tratto a sx su sentiero 439. Obiettivo: vista sull’Averau da altra angolazione. Basta poco (5’ di risalita) per una veduta ancora diversa (foto 20), e come sempre spettacolare.
Rinunciando a proseguire per la cima del Nuvolau (sarà per un’altra volta, con giro del Nuvolau e ferrata della Gusela) rientriamo in forcella e riprendiamo a ritroso il percorso del mattino. Questa volta scendiamo per sentiero 464 aggirando i Masaréi e rientrando più sotto su 452 in direzione passo Giau.

Come sempre succede in montagna, anche se il percorso è lo stesso, cambia la luce e pure lo spettacolo è diverso. Questa volta a beneficiarne è il versante che questa mattina era in controluce: bellissima la vista della strada che sale in serpentina verso il Giau tra prati verdissimi (foto 21); e il sentiero in dirittura d’arrivo con il Cernera illuminato dal sole radente del tardo pomeriggio (foto 22); e l’alpeggio sui grandi prati sotto i Lastoni di Formin (foto 23). E finalmente il passo Giau, con il suo splendido contorno (foto 24). Dal fischio delle marmotte tra i sassi al rombo delle moto, anche loro in serpentina.

Da forcella Nuvolau a passo Giau T 50’

 


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