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Distanza: kilometer
Elevazione (min): meter
Elevazione (max): meter

Trovandosi in val Badia o nei pressi di Cortina d'Ampezzo, è difficile non prendere in considerazione l'idea di una ascensione relativamente facile, ma estremamente appagante sul Sass de Stria. Il nome rimanda ad antiche leggende locali che lo facevano residenza di una strega (stria in ladino). L'idea di salire sulla sommità di questo monte nei pressi dei passi di Valparola e Falzarego, l'avevo maturata da tempo, ma non si erano ancora presentate le condizioni per effettuarla. Questa volta, l'idea originale era quella di provare per la prima parte, la nuova ferrata (Ferrata Fusetti) inaugurata due anni prima e classificata come "facile" per poi proseguire lungo la via normale fino alla sommità del monte. Motivi di opportunità ci hanno però fatto desistere da questo proposito, per optare per la tradizionale "via normale". Lasciata quindi in macchina l'attrezzatura da ferrata, in cambio dei bastoni, ci siamo incamminati verso l'imbocco del percorso, sulla sinistra del Forte Tre Sassi (o Forte Tra i Sassi), una antica fortificazione austriaca ora trasformata in Museo della Grande Guerra.

Cenni di storia

Questo forte faceva parte di un sistema di fortificazioni dell'esercito austro-ungarico che avevano la funzione di respingere una possibile avanzata del Regio Esercito Italiano, che provenendo dalla Val Boite (Cortina d'Ampezzo) o dalla Val Cordevole (Caprile) poteva proseguire verso la Val Badia, e quindi la Val Pusteria.

Il 5 luglio 1915 il forte fu colpito da alcuni proiettili di mortaio che causarono un cedimento della struttura che lo resero inutilizzabile e ne causarono l'evacuazione. Nonostante i colpi subiti, l'esercito austro-ungarico decise di illuminarlo durante la notte, in modo tale da rendere la fortezza un falso bersaglio per i nemici italiani.

Oggi presso il forte, dopo un appropriato restauro negli anni 2007-2008, sorge il museo della Grande Guerra, che è di proprietà della regola di Cortina d'Ampezzo. Il museo ospita oltre che armi e equipaggiamenti dei soldati e del fronte, anche alcuni oggetti di uso comune nel fronte dolomitico. Si può affermare che questo museo, assieme ai percorsi storici all'aperto, va a formare il più interessante comprensorio storico della Grande Guerra.

La montagna fu al centro degli aspri combattimenti avvenuti durante la prima guerra mondiale. Dopo che, nel 1915, il forte Tre Sassi sul passo Valparola fu colpito pesantemente dall'artiglieria italiana e dovette essere evacuato, il Sass de Stria diventò la nuova fortificazione degli austriaci con il compito di difendere la val Badia e la val Pusteria contro gli attacchi italiani dal Passo Falzarego. Gli italiani, invece, erano trincerati nel dirupo del Lagazuoi.

Il Sass de Stria diventò quindi avamposto austriaco, con il compito di difendere le valli del Sud Tirolo dall'esercito italiano posizionato sul Lagazuoi.
Il valore strategico del Sass di Stria era evidente, ma ciononostante all'inizio della guerra era praticamente sguarnito; il progetto di costruirvi un forte non aveva avuto seguito, ma con il procedere del conflitto fu progressivamente fortificato fino a diventare una vera fortezza

Il percorso

Dal parcheggio ci dirigiamo lungo la strada sterrata che conduce alla imboccatura del sentiero. All'inizio il sentiero non è ben segnalato, si sale un po' a caso su rocce e su un canalone detritico dove la salita è più agevole per tracce non obbligate che si mantengono al centro del grande piano inclinato verso sud-est. Ci lasciamo sulla destra un grosso masso e raggiungiamo, dopo una serie di tornanti, un pianoro da dove si apre un panorama bellissimo su tutta l'area circostante: Lagazuoi, Marmolada, Sella che sembrano a portata di mano.

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    Pianoro panoramico con il gruppo delle Conturines sullo sfondo

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    Una impovvisata panchina per ammirare il panorama. Sul fondo la Marmolada e sulla destra il gruppo del SetSass

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    Scorcio sull'ultimo tratto della ferrata Fusetti

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    Altra vista dello sbocco della ferrata

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    Le croci sul pianoro con il SetSass sullo sfondo

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    Altra vista sulle croci

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    Primo avvistamento del percorso lungo le trincee

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    In cammino verso le trincee

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    La salita lungo i camminamenti dentro le trincee

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    Il percorso incassato tra le rocce

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    Sbocco verso l'esterno su scale di legno

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    Altro dislivello da superare con le scale

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    Particolare dello sbocco di una scaletta di ferro con corda di sicurezza

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    Il percorso prosegue tra pareti di roccia

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    Altre scale in una profonda fenditura della roccia

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    Siamo quasi in cima

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    L'ultima salita con le scalette lungo la profonda fenditura

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    L'ultima scaletta prima della cima

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    Lo stretto camminamento verso la vetta

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    La classica foto in cima sotto la croce. Sullo sfondo il Sorapiss e l'Antelao

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    Eccoci arrivati in cima. Sullo sfondo il Sorapiss e l'Antelao

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    Il pianoro panoramico in vetta al Sass de Stria

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    Vista sul Lagazuoi e sulla Tofana di Rozes dalla cima del Sass de Stria

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    Particolare della Tofana di Rozes dalla cima del Sass de Stria

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    Vista sul Sett Sass e sul gruppo Sella

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    La vista sulle cime più belle


Qui è anche il punto di arrivo della ferrata Fusetti, che sbuca dal canalone sottostante in direzione ovest. Dal pianoro è possibile scorgere l'ultimo tratto di questa ferrata, molto verticale ed esposto. Il tratto precedente dovrebbe essere più facile e meno verticale, ma fatichiamo a capire come nell'insieme, la ferrata possa essere classificata come "facile".

Dal pianoro si procede sempre in direzione sud-est verso la vetta, su un percorso più "intuitivo" che realmente indicato sul terreno. Inizia qui l'area lavorata dalle tracce di trincee, postazioni belliche, gallerie, camminamenti, ripari, tutti manufatti risalenti alle Grande Guerra. E' quindi consigliabile proseguire da questo punto, all'interno di questi camminamenti. Inizia così l’emozionante visita storica tra questi camminamenti scavati nella roccia e trincee protette da muretti di pietre e da sostegni in legno, completamente ricostruite grazie all’ammirevole lavoro di recupero.

Il percorso in salita verso la cima che continua all'interno dei camminamenti, sbocca in una profonda fenditura nella roccia. Qui il tratto diventa leggermente più impegnativo, perchè occorre risalire la fenditura verticale della montagna attraverso un breve e facile percorso attrezzato con una serie di scale metalliche e di legno che permettono di superare l’ultimo salto roccioso. Si esce quindi per l'ultimo tratto da percorrere in un angusto e stretto camminamento (sconsigliato agli obesi) che ci porta sulla solare vetta del Sass de Stria a 2.477 metri, un pianoro sommitale che precipita verso il Falzarego appena oltre la grande Croce.

La cima offre un panorama a 360 gradi sulle Dolomiti ampezzane, sulla Marmolada, sul Gruppo Sella e sul Col di Lana. Bellissima anche la vista dall’alto sul Passo Falzarego, sul Passo Valparola e sulle incredibili opere belliche della selletta presso l'antecima del Sass de Stria.

La discesa si  effettua sullo stesso percorso con qualche variante, consentita dal sistema a rete dei camminamenti e dei percorsi alternativi fuori dalle trincee. Il tempo necessario per la discesa è simile a quello per la salita per un totale di circa 3 ore complessivamente.

Considerazioni

Gran parte del percorso verso la vetta del monte, avviene all'interno di questo sistema di trincee recuperate che costituicono una fitta rete di camminamenti. Non essendoci indicazioni sulla direzione da tenere, può capitare, al presentarsi di un bivio, di imboccare dei rami senza sbocchi o con altre destinazioni diverse (punti di osservazione, alloggiamenti, depositi, ecc.). In questi casi si ritorna sui propri passi e si riprende il percorso nel camminamento alternativo del bivio.
Anche nella via fuori dalle trincee non si riscontrano indicazioni o segnalazioni del percorso. Si procede quindi sulle rocce su tracciati intuitivi tenendo conto delle direzioni degli obbiettivi.
Nel complesso è un percorso dal profondo significato storico e umano: infatti tutto il sistema di trincee restituisce fedelmente e in maniera emozionante le vicissitudini, le fatiche, i pericoli, i pensieri di quei ragazzi che hanno costruito e abitato questi cunicoli freddi ed inospitali, dove molti di loro sono rimasti per sempre.

 


 

 

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