Gpx_track: Percorso e profilo dell'escursione:

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Distanza: kilometer
Elevazione (min): meter
Elevazione (max): meter

L’escursione che ci accingiamo a descrivere unisce ad anello, due percorsi di grande rilevanza storica: il “Sentiero dei Kaiserjager”, un sentiero attrezzato, molto panoramico, utilizzato dagli austriaci per rifornire dalla valle le truppe posizionate in quota, e le Gallerie del Lagazuoi, bui e umidi tunnel scavati nella montagna, dai soldati italiani, per cercare di sorprendere gli austriaci arroccati sulla cima. Il percorso, inoltre, raggiunge una delle cime tra le più panoramiche dell’intero complesso Dolomitico, la Cima Lagazuoi, caratterizzata da uno sorprendente e vasto paesaggio a 360°, sulle Dolomiti circostanti. Il percorso è stato materialmente effettuato alcuni anni or sono, ma viene descritto ora per questo sito Internet, per la sua rilevanza assoluta e sulla base della abbondante documentazione fotografica a nostra disposizione.

Cenni di storia

Il Sentiero dei Kaiserjäger prende il nome dai soldati austro-ungarici che hanno combattuto contro gli italiani sul Lagazuoi durante la Prima Guerra Mondiale.  I Kaiserjäger (cacciatori imperiali) erano unità militari di fanteria dell'esercito austriaco, reclutate prevalentemente nel Tirolo.

Durante la Grande Guerra, lo sbarramento difensivo austriaco nell'area del Lagazuoi era costituito da un sistema di trincee scavate sul passo Valparola, la cosiddetta postazione Vonbank, i cui resti ben conservati si incontrano ancor oggi alle pendici del Lagazuoi sulla sinistra della stazione di valle della funivia, mentre in quota vi erano da un lato le postazione sul Sasso di Stria, e dall'altro gli appostamenti sulla cengia del Lagazuoi, la cui vetta era saldamente in mano ai Kaiserjäger. 

Il sentiero fu costruito  dalle truppe austro-ungariche come accesso sicuro dal passo alle trincee e alle postazioni sulla vetta del Lagazuoi per rifornire le truppe di viveri, munizioni e combustibile. Per due anni e mezzo, i Kaiserjäger hanno risalito la montagna su questo ripido sentiero attraversando un ponte sospeso lungo ca. 10 m e alto 25 m.  

A breve distanza dai Kaiserjäger, gli Alpini occupavano la Cengia Martini nella parete sud del Lagazuoi e la trasformarono praticamente  in una fortezza. 

Infatti, mentre gli austriaci erano arroccati sulla sommità del Lagazuoi, tra il 18 e il 19 ottobre 1915 due plotoni di Alpini, comandati dal maggiore Ettore Martini, occuparono la Punta Berrino, lo spigolo roccioso che si protende in avanti a est dell’Anticima e ad attestarsi sulla cengia che attraversa la parete meridionale del Piccolo Lagazuoi da ovest a est.

Questa cengia si rivelò essere una posizione privilegiata per colpire la postazione Vonbank austro-ungarica a difesa del passo di Valparola e fu una vera spina sul fianco degli Austriaci perché consentiva agli italiani di colpire dall’alto le trincee del passo. Tutti i tentativi dei Kaiserjäger di stanare gli italiani da lì, fallirono. Nemmeno l’esplosione di quattro mine austriache sulla cengia diedero i risultati tattici sperati.

Col tempo la Cengia Martini fu fortificata e venne dotata di camminamenti, cucine, mensa, magazzino, telefono, stazione teleferica, posto di medicazione, fucina, falegnameria, fureria. La truppa era riparata in baracche-ricovero addossate alla roccia che potevano offrire riparo a 140 uomini.

Tra le azioni più ardite dei militari italiani stanziati sulla cengia, fu in 6 mesi, la perforarazione in salita della roccia della parete sud della montagna arrivando a quasi 40 metri sotto la posizione austriaca sull’Anticima, a 2668 metri di altitudine, e il 20 giugno 1917 fecero saltare 33 tonnellate di esplosivo lasciando segni indelebili nel paesaggio.
In questo modo riuscirono ad eliminare un avamposto austriaco e ad avanzare sulla cresta. Ma nemmeno questa enorme esplosione diede risultati risolutivi. I soldati dovettero affrontare una lunga ed estenuante situazione di stallo finché, dopo la disfatta di Caporetto, le truppe non furono ritirate. 

Il percorso

Il punto di partenza può essere fissato sia dal Passo Valparola, all'altezza del Forte tra i sassi (Museo della Grande Guerra), sia dal Passo Falzarego. Nel primo caso si imbocca il sentiero che incontriamo sulla sinistra all'altezza del Forte, procedendo verso il Passo Falzarego, nel secondo, poco oltre il parcheggio dietro l’impianto della cabinovia, dove iniziano parecchi sentieri che conducono a diverse mete montane, tra cui anche quello per la cima e Rifugio Lagazuoi, attraverso il sentiero attrezzato, che ovviamente imbocchiamo seguendo le indicazioni che troviamo sul percorso (foto 1). Seguendo questo sentiero in salita, poco più avanti incontriamo la confluenza dello stesso sentiero che proviene dal Passo Valparola.
Teniamo la direzione di destra verso il monte e procediamo senza particolari difficoltà su un sentiero ripido (foto2) che procede a zig-zag prima su tratti erbosi, quindi sul vasto ghiaione posto alla base della strapiombante parete del Lagazuoi. Il sentiero, faticoso ma per nulla difficile, nei tratti più ripidi, scivolosi e instabili, presenta traverse in legno che ne sostengono il tracciato. Nella roccia di fronte a noi, possiamo osservare un profondo spacco tra le pareti scavalcato da un ponticello: si tratta di un passaggio della breve ferrata che affronteremo da qui a breve.
Verso sud si apre la vista sul Passo Falzarego, più a destra il Sass de Stria (foto 15) mentre più a sinistra scorgiamo le Cinque Torri. Un ultimo breve tratto di ghiaione conduce alla base dell’incombente parete rocciosa in prossimità dall’attacco della ferrata.
Seguiamo verso destra la stretta cengia che contorna la parete dolomitica con un breve passaggio in discesa un po’ esposto. Traversiamo, sino a portarci alla base di uno stretto solco all’interno del quale sono incastrate numerose traverse di legno (foto 3). Con l’aiuto delle funi metalliche fisse e superando una paretina con alcune staffe (foto 4), scavalchiamo l’ostacolo raggiungendo il soprastante terrazzino. Procediamo guidati ancora una volta dalle funi come corrimano (foto 5) con la cengia che si stringe parecchio sino a raggiungere l’orlo di una vertiginosa spaccatura (foto 6 e 7).
Attraversiamo qui il ponticello lungo una decina di metri, sostenuto da funi ben tese, che scavalca la profonda fenditura nella roccia (foto 8 e 9) e raggiungiamo il tratto più esposto della via che risale la cengia inclinata che solca la parete in diagonale ascendente (foto 10). Seguiamo la costola rocciosa, ricca d’appoggi (foto 11), sino al vasto terrazzo detritico soprastante. Qui possiamo osservare la lunga diagonale che taglia la parete del Lagazuoi verso sinistra e che sfrutteremo per procedere nell’ascensione. Per guadagnare questo tratto risaliamo tra balze erbose, quindi su fondo ghiaioso e detritico sino a raggiungere la base della soprastante parete rocciosa della cima del Lagazuoi (foto 13 e 14).

Il percorso non presenta in pratica esposizione, il fondo appare tuttavia smosso ed instabile: sono state aggiunti, per facilitare la progressione, alcuni spezzoni di fune metallica oltre ad alcuni gradini di legno. A breve distanza dalla cima la pendenza decresce e il percorso volge, più dolce, verso nord. Alle spalle siamo sovrastati dal Rifugio Lagazuoi (foto 17 e 18), punto d’arrivo della funivia che sale dal Passo Falzarego.
L’ultimo tratto di percorso segue la facile cengia che traversa con deboli pendenze appena sotto il crinale con pochi tratti attrezzati come ad esempio una breve discesa su un lastrone ben assicurata con un appoggio in legno per i piedi e con la fune come sostegno laterale. E’ inoltre presente un breve ponticello (foto 12) e ancora qualche tratto con corrimano e pali in legno per sostenere l’esile cengia (foto 16). Un ultimo breve tratto, quasi in piano, e siamo in pieno crinale al termine della ferrata. Si apre ai nostri occhi l’immenso Vallon Lagazuoi compreso tra le cime di Fanis e il Lagazuoi. Più a distanza ci sono, sulla destra, le Tofane mentre a nord si intravede la grande struttura del Piz delle Conturines, ma oggi non è giornata per fruire di questi panorami con un cielo coperto e scarsa visibilità. In pochi minuti raggiungiamo la sommità del Piccolo Lagazuoi: la salita avviene fra detriti e facili gradoni rocciosi sino a guadagnare il punto più alto dell’escursione (m 2778 – circa 2,30 ore dalla partenza).

Dalla cima dopo alcune foto di rito (foto 20), ma limitate dalle condizioni del tempo, raggiungiamo, su un tragitto in lieve discesa, il Rifugio e il punto di arrivo della funivia.
La discesa al Passo Falzarego può essere da qui effettuata con varie alternative, oltre alla funivia. Rifacendo lo stesso percorso a ritroso, oppure attraverso il sentiero 401 che superando la forcella Lagazuoi e più oltre quella di Travananzes, ci porta, imboccando a destra il sentiero 402, al punto di partenza al Passo Falzarego, o ancora scendendo attraverso le gallerie del Lagazuoi fino alla Cengia Martini e da lì il ritorno al Passo attraverso il sentiero 402.

Nel nostro caso era già decisa in partenza l'opzione di visitare le gallerie del Lagazuoi con un percorso in discesa. Quindi dopo il pranzo al Rifugio, ci dirigiamo verso l'impianto della funivia dove troviamo il cartello che indica l'inizio del sentiero delle gallerie (foto Galleria e Cengia 1) caratterizzato, prima dalla presenza di un tratto notevolmente stretto ma, adeguatamente “protetto” da una fune metallica (foto GC 2) , poi dal passaggio attraverso alcune trincee e postazioni risalenti alla Prima Guerra Mondiale (foto GC 3). Arrivati, quindi, all’entrata delle gallerie, ci attrezziamo con casco, pila frontale e guanti (se disponiamo del kit da ferrata ovviamente ben venga) e cominciamo la lunga discesa lungo queste buie e umide gallerie (foto GC 4).

Le Gallerie del Lagazuoi sono caratterizzate da una ripida e costante discesa attraverso scaloni di roccia perennemente bagnati e, quindi, scivolosi: proprio per questo, nonostante tutto il tratto in questione sia adeguatamente attrezzato di funi, permettendoci costantemente di essere aggrappati, va prestata comunque la massima attenzione (foto GC 5).
In aluni punti delle gallerie, sono ricostruiti i baraccamenti interni, le postazioni, i giacigli delle truppe e scene di vita quotidiana (foto GC 8,9) che ci ricordano quanto fossero terribili le condizioni di vita che hanno dovuto sopportare i soldati italiani durante quel periodo per loro interminabile.
Dopo una lunga sequenza di tratti in discesa, affrontati nel buio assoluto, illuminato solo dalla flebile luce delle lampade dei caschi (foto GC 7) e, occasionalmente, dalle finestrature nella roccia sul vuoto (foto GC 6) o da semplice aperture (foto GC 10), raggiungiamo uno spazio ampio aperto verso l'esterno, dove a destra il percorso coduce alla cengia Martini (foto GC 11) e a sinistra, scende con il sentiero 402 che porta al punto di partenza del Passo Falzarego.

Decidiamo, prima di scendere al Passo, di percorrere la Cengia Martini verso i baraccamenti degli Alpini (foto GC 12).

Il percorso attuale lungo la cengia, è assicurato dalla fune metallica nei tratti più esposti (foto GC 13,14,17,18) e consente in breve tempo, di raggiungere le postazioni degli italiani e i relative baraccamenti (ricostruzioni) sulla cengia stessa (foto GC 15,16).

Infine, ritornando al punto di sbocco delle gallerie dove abbiamo prima effettuato la devizione sulla cengia, ci accingiamo a percorrere la discesa verso il Passo (foto GC 19) attraverso il sentiero 402 che incrociamo più avanti, direzione valle.

Attraverso una lunga serie di tornanti scendiamo senza particolari difficoltà sotto la pioggia e in un tempo relativamente breve, verso il punto di partenza presso la funivia del Passo Falzarego, sovrastati finalmente da un benaugurante arcobaleno (foto GC 20).

 

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